Bosko e Admira

Testo e musica di Carlo Audino

Bosko, dimmi che ti succede
sono qui tra le tue braccia
Sono la tua Admira:
ti sto stringendo la mano, forte

Distesi in terra di nessuno
il nostro sogno vola lontano
oltre il cecchino
che ci sta ancora mirando

    Ma non ci fermerà
    questa stupida guerra, no 
    non ci fermerà

    e poi si correrà 
    fra bambini che giocano
    e prati e cavalli che corrono

        Guardami
        e dimmi che mi ami ancora
        guardami
        no, non devi aver paura amore

        Amami
        qualunque cosa accada, amore
        amami
        così forte stringimi la mano

Le nostre anime si son legate
e non verranno mai separate
così gli amanti del mondo sapranno 
che non si uccide l'amore

    Ma non ci fermerà
    questa stupida guerra no, non ci fermerà
    e poi si correrà fra bambini che giocano
    e prati e cavalli che corrono

        Guardami
        e dimmi che mi ami ancora
        guardami
        no, non devi aver paura amore

        Amami
        qualunque cosa accada, amore
        amami
        così forte stringimi la mano
        tu

CREDITS

Carlo Audino : voce, cori e chitarre

Carlo Micheli : sassofono tenore

Riccardo Taddei : tastiere

Simone Ceracchi : basso

Luca Fareri : batteria

Registrato presso LR STUDIO nel mese di Febbraio 2021

Arrangiamenti di Carlo Audino e Riccardo Taddei

Testo e musica di Carlo Audino


Approfondimento

Un giorno di Maggio del 1993 rimasi colpito da un articolo di un giornale riguardante la storia di due ragazzi di circa venticinque anni che, decisi a realizzare il loro sogno d’amore, pianificarono di fuggire dalla città che li aveva visti crescere ma che non offriva loro alcuna prospettiva di futuro, visto che Sarajevo era lacerata da una guerra etnica già da parecchio tempo. Lui (Boško Brkic) serbo ortodosso e lei (Admira Ismic) musulmana decisero così di fuggire il 19 Maggio 1993 con pochi bagagli e tanto amore. Arrivati sul ponte Vrbanja vennero colpiti dai colpi dei cecchini serbi. Boško morì quasi subito mentre Admira, inizialmente solo ferita, si avvicinò al corpo dell’amato finchè non venne uccisa anche lei. Ricordo che leggendo quell’articolo e vedendo la foto dei due ragazzi, miei coetanei, stesi per terra con accanto le due borse con il loro futuro dentro, mi misi a piangere (come anche adesso che sto scrivendo queste poche righe di approfondimento del brano). Come facevo (e faccio) spesso in questi casi, presi la chitarra e immaginai di trovarmi li, steso sul ponte Vrbanja, nei panni della povera Admira, che prende la mano di Boško ed innalza il potere dell’amore ben oltre le teste dei cecchini dal cuore di pietra. Lei sussurra, ma ogni tanto trova le energie per gridare con forza l’Amore. L’immagine paradisiaca del correre su prati verdi tra bambini che giocano e cavalli che corrono vuole sottolineare la ultraterreneità dell’amore.


Aspetto tecnico

Il sassofono da al brano un tocco di donna matura che potrebbe rappresentare la stessa Admira che in un ipotetico futuro si volta a contemplare il suo passato. Il bravissimo Carlo aveva inizialmente eseguito un take col sassofono contralto ma io ero fortemente intenzionato a mantenere fede al mio progetto mentale che vedeva un tenore, il cui suono mi fa sempre pensare a voci graffiate di donne mature come Mia Martini, Loredana o anche Fiorella Mannoia e Tina Turner. I rilanci sugli incisi si muovono in maniera onomatopeutica con la forza della donna che grida (nelle strofe invece sussurra al suo uomo) l’amore che vuole essere più forte di quello che sta accadendo fisicamente. Infatti soprattutto nel secondo rilancio sono stati esaltati i tappeti di rilancio di organo e chitarre distorte. A proposito di organo, è stato scelto, soprattutto per l’inizio, un organo stile “A whiter shade of pale” di Procol Harum poichè poco prima di iniziare la registrazione è venuto a mancare un mio caro amico poeta e musicista di Velletri, Gianni M., che adorava questo brano e in suo onore ho scelto questo suono.



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